venerdì 29 marzo 2013

La formazione dello Stato moderno


L'età signorile e la rinascita dello Stato


Tra il X e il XII secolo lo Stato attraversò una crisi che lo portò alla disgregazione: per la vastità dei territori governati, i sovrani delegarono le funzioni dello Stato ai feudatari, i quali presero a comportarsi come sovrani. La popolazione venne assoggettata da signori, laici o ecclesiastici, che amministravano la giustizia, chiedevano prestazioni militari e riscuotevano imposte. Il potere signorile rappresentò la versione locale dello Stato. Ma il particolarismo politico generò insicurezza e i sudditi iniziarono a rivolgersi al re per veder garantiti i propri diritti, inoltre le monarchie, i principati e i Comuni iniziarono a limitare i poteri dei signori: così lo Stato si rafforzò.

Le monarchie feudali


Le monarchie europee del XII-XV secolo (monarchie feudali) furono caratterizzate  da un contratto tra sovrano e sudditi; questo contratto comportava:
-che  il sovrano garantisse i privilegi dei nobili, del clero e dei cittadini;
-l'impossibilità di introdurre innovazioni senza il consenso dei sudditi, espresso in assemblee rappresentative, i parlamenti, in cui sedevano la nobiltà, il clero e il "Terzo stato", ovvero i gruppi dirigenti urbani;
-la possibilità di deporre il sovrano che non rispettasse questo contratto.





Lo Stato moderno


Nei periodi di guerra il re poteva invece decidere senza consulta il parlamento. La guerra, che fu la condizione normale dell'Europa del XV-XVI secolo, venne dunque sfruttata dai re per accentuare il potere. L'ascesa del sovrano segnò la nascita dello Stato moderno, tipico dell'Età moderna (XV-XVIII secolo).
Le sue caratteristiche furono:
-l'accentramento del potere, che comportò lo scontro tra monarca e ceti privilegiati;
-la territorialità, in contrasto con l'universalismo dell'Impero e del Papato;
-l concezione patrimoniale e dinastica dello Stato, considerato un bene di proprietà del sovrano e trasmesso in eredità;
-l'organizzazione incentrata sulla corte, attraverso la quale il re guidava l'esercito e la burocrazia.

sabato 2 marzo 2013

La monarchia francese e la guerra dei Cent'anni (1337-1453)



Nell'XI secolo i territori controllati dal re di Francia si limitavano all'area circostante Parigi e nel XII secolo parte della Francia sud-occidentale divenne feudo del re d'Inghilterra. All'inizio del Trecento i sovrani francesi avevano esteso il loro controllo su due terzi del territorio nazionale e  rafforzato lo Stato, ma i feudi inglesi erano un ostacolo al processo di affermazione della monarchia e di unificazione. Per questo, nel 1337, tra Francia ed Inghilterra iniziò la guerra dei Cent'anni. Nel 1415, con la battaglia di Azincourt, gli Inglesi si impadronirono della Francia centro-settentrionale. Carlo VII organizzò la riscossa e nel 1453 i Francesi vinsero la guerra.
La guerra dei Cent'anni segnò in Francia il passaggio dalla monarchia feudale allo Stato moderno nazionale. Finita la guerra, Luigi XI cercò di raggiungere sia l'unita geografica, scontrandosi con la grande nobiltà, che rimaneva potente; sia l'unità politica: istituì un esercito permanente, rafforzò l'apparato amministrativo e proseguì il tentativo di Carlo VII di trasformare la Chiesa in uno strumento di governo. Alla morte di Luigi XI (1483), la Francia era una grande potenza.

venerdì 1 febbraio 2013

La formazione della monarchia inglese

Le monarchia inglese



La monarchia inglese: nacque nel 1066 con l'invasione normanna guidata Guglielmo il Conquistatore. Con la successiva dinastia dei Plantageneti, l'Inghilterra acquisì ampi territori francesi, che sarebbero andati perduti con la guerra dei Cent'anni; fin dalle origini cercò di limitare il potere della nobiltà feudale e di controllare  la Chiesa, ma nel 1215 i nobili ottennero la Magna Charta, che limitava il potere sovrano: nessuna nuova tassa poteva essere imposta senza l'approvazione del Parlamento.

 

La guerra delle Due Rose


Una crisi dinastica che seguì la guerra dei Cent'anni provocò la guerra delle Due Rose, una violenta guerra civile che si concluse con l'affermazione di una nuova dinastia (i Tudor) che avrebbe regnato fino al 1603.


 

L'organizzazione dello Stato  


Enrico VII (1485-1509),il nuovo re, accantonò la politica internazionale per dedicarsi al rafforzamento del potere statale. L'aristocrazia, indebolita dalla guerra civile, e le gerarchie ecclesiastiche furono asservite alla corona. Il re creò anche un efficiente apparato burocratico.


giovedì 31 gennaio 2013

Il caso spagnolo

Le monarchia spagnola



Tra il 1000 e il 1492 il territorio iberico, occupato dagli Arabi, tornò in mano cristiana (Reconquista). Già dal 1212 gli Arabi conservarono solo Granada (che sarebbe caduta nel 1492). Il resto del territorio era diviso  in quattro regni: Aragona, Castiglia, Navarra  e Portogallo. I primi due regni, molto diversi tra loro, erano i più importanti. L'Aragona controllava le Baleari, la Sicilia, la Sardegna e il Regno di Napoli.
Nel 1469 il matrimonio di Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona portò all'unificazione della Spagna. La monarchia si rafforzò dotandosi di un efficiente apparato burocratico e di un esercito permanente, ma il suo tratto più caratteristico fu la forte impronta cattolica.

Il paradosso spagnolo


La Spagna condusse una politica di forte intolleranza religiosa, grazie anche all'operato della Santa Inquisizione. Ciò produsse unità ideologica, ma determinò persecuzioni e gravi conseguenze economiche. Ebrei e Mori erano i ceti più produttivi, ma l'intolleranza nei loro confronti portò gli Spagnoli a considerare l'attività lavorativa un disonore e ad assumere come modello l'aristocrazia parassitaria. La capacità produttiva del paese si immiserì.

martedì 1 gennaio 2013

L'impero e la frontiera orientale

La debolezza dell'Impero

Secondo la concezione medievale, la sovranità del re era limitata a un territorio, mentre il potere dell'imperatore era universale. Fin dal Trecento, però, nessun re riconobbe più la superiorità del potere imperiale, il cui dominio si ridusse alla sola Germania. Dal 1437 il titolo imperiale appartenente agli Asburgo, che però non riuscirono ad assoggettare la nobiltà e a rafforzare lo Stato centrale.

 

L'impero ottomano


L'impero dei Turchi Ottomani dall'Asia Minore si espanse fino ad occupare, nel 1453, Costantinopoli. Dopo essersi insediati sulle rovine dell'Impero bizantino, nel 1521 i Turchi giunsero nella Penisola balcanica, ai confini dell'Impero asburgico.

lunedì 31 dicembre 2012

Comuni, Signorie e Principati



Nonostante l'appartenenza formale all'Impero, in molte città del Centro-Nord, con l'incremento delle attività mercantili, nell'XI secolo nacquero i Comuni. I Comuni, fondati e amministrati da gruppi di cittadini, svolgevano le tipiche funzioni statali e si affermavano indipendenti da qualsiasi altro potere. L'età comunale fu all'apice tra il XII e il XIII secolo. Con il tempo iniziarono le lotte tra le frazioni cittadine e si cercò di ripristinare l'ordine irrigidendo le istituzioni: dal governo dei consoli si passò a quello del podestà e infine a quello di un signore. Nacque così la Signoria. Tra il XIV e il XV secolo le Signorie si estesero, diventando Stati regionali e assumendo il carattere di monarchie: i signori ottennero il riconoscimento ufficiale del loro potere dell'imperatore o del papa attraverso la concessione di titoli nobiliare. Le Signorie divennero così Principati e i cittadini sudditi.


sabato 1 dicembre 2012

Gli Stati regionali


Nella Penisola sia affermarono una serie di Stati, tra i quali spiccavano:
-il Ducato di Savoia;
-il Ducato di Milano, uno degli Stati più importante e fiorenti, dove il potere appartenne alla famiglia dei Visconti e poi agli Sforza;
-la Repubblica di Venezia, che non divenne una Signoria ma uno Stato oligarchico. Nel Trecento cercò il primato commerciale nel Mediterraneo e nel Quattrocento si espanse verso la terraferma;
-la Repubblica Fiorentina, in cui il governo divenne sempre più espressione della ricca borghesia e poi passò nelle mani della famiglia dei Medici, che diede alla città grande prestigio;
-lo Stato della Chiesa, che nel Trecento attraversò una crisi a causa del trasferimento della sede papale ad Avignone. Dopo il tentativo di Cola di Rienzo di instaurare la repubblica, il potere papale fu rafforzato e il papa tornò a Roma. Nacque lo Stato Pontificio e il papa prese a comportarsi come un principe;
-il Regno di Napoli. Dopo la pace di Caltabellotta (1302) il Regno di Sicilia fu smembrato. Gli Angioini ottennero il Regno di Napoli, uno Stato vasto e arretrato, ancora di tipo feudale. La monarchia, contrastata dai grandi feudatari (i baroni) non riuscì ad accentrare il potere. Nel 1442, dopo lunghe lotte, la corona passò agli Aragonesi, che già controllavano la Sicilia e la Sardegna: l'unità del vecchio Regno normanno fu ritrovata.
 

mercoledì 28 novembre 2012

Dalle guerre all'equilibrio

Guerre di predominio

Tra la fine del XIV secolo e la metà del XV, gli Stati italiani si scontrarono per il predominio sulla Penisola. Tuttavia nessuno di essi riuscì a diventare egemone e non si avviò alcun processo di unificazione territoriale e politica come era avvenuto nel resto d'Europa.

 

Il sistema dell'equilibrio


Nel 1454, con la pace di Lodi, Milano, Venezia, Firenze, Roma e Napoli misero fine alle guerre e si riunirono nella Lega Italica, impegnandosi  a conservare la pace. Seguirono quarant'anni di relativa pace, durante i quali gli Stati settentrionali attraversarono un periodo di prosperità economica e culturale, mentre il Sud rimase arretrato. L'equilibrio era però fragile: l'Italia rimaneva in una situazione di debolezza di cui avrebbero approfittato le grandi monarchie europee.